Vignaiolo visionario, è stato il primo a impiantare nella regione dei Pinot Neri innestati: con il diploma di maestro innestatore dell’8 aprile 1894, dopo l’invasione della fillossera, ha ricostruito il vigneto di famiglia, gettando così le basi della tenuta Fleury.
Robert Fleury
Alla crisi del 1929, che vede crollare gli sforzi di un raccolto portato avanti dai viticoltori della regione ma rifiutato dai commercianti, Robert Fleury reagisce con audacia,
elaborando la sua prima cuvée: fa entrare la sua famiglia in una nuova era, quella della «lavorazione».
Jean-Pierre Fleury
Sognava le stelle e voleva diventare astronomo. Ma suo padre lo convinse a rilevare la tenuta di famiglia nel 1962. Quell’anno uscì «La primavera silenziosa» di Rachel Carson, che segnò il risveglio della coscienza ecologica.
A partire dal 1970, studia i fondamenti dell’agricoltura biodinamica stabiliti già nel 1924 da Rudolf Steiner. Dopo diversi anni di pratica di quella che oggi chiameremmo viticoltura «ragionata», nel 1989 arriva la conversione alla biodinamica: una prima assoluta nella Champagne.
L’inizio del XXI secolo è segnato dall’arrivo nella tenuta della quarta generazione:
, Jean-Sébastien, Morgane e Benoît Fleury
Jean-Sébastien
Nel vigneto, ha introdotto l’aratura con il cavallo su alcuni appezzamenti. All’azienda si deve l’allestimento, nel 2007, della straordinaria «galleria delle botti», otto botti di rovere da 6.000 litri destinate all’affinamento dei vini dell’annata e all’invecchiamento dei vini di riserva.
A lui si deve anche la creazione della prima cuvée senza solfiti, lanciata nell’autunno del 2012.
Morgane
Attrice di formazione e sommelier per passione, rappresenta la tenuta in Francia durante le degustazioni e all’estero alle fiere internazionali del vino.
Nel marzo 2009 ha aperto nel cuore di Parigi, vicino al quartiere delle Halles, «Ma Cave Fleury», dove si possono trovare gli Champagne di famiglia e una selezione di vini d’autore, per lo più provenienti da viticoltura biodinamica.
www.macavefleury.fr
Benoît
Dopo tre anni di esperienza in diverse tenute vinicole in Francia (Borgogna, Linguadoca, Reims) e all’estero (Canada), torna per dedicarsi alla gestione del vigneto.
Con grande entusiasmo continua a dedicarsi alla ricerca per migliorare la biologia del suolo nei 15 ettari della tenuta.
L’arte di essere naturali, nella coltivazione della vite
Nel 1989, Jean-Pierre Fleury è stato il primo viticoltore della Champagne ad avviare la conversione di un vigneto alla biodinamica: 3 ettari in un primo momento, poi il resto della tenuta nel 1992.
La biodinamica, un’arte al servizio della terra
Il suolo è una materia vivente complessa, costituita da microrganismi che, sempre diversi a seconda della geologia e dell’ambiente, imprimono alla vite la tipicità di un luogo.
La viticoltura biodinamica consiste nel: nutrire la terra, rivitalizzarla affinché la vite affondi le radici fino alla roccia madre e ne attinga la vera espressione del terroir attraverso l’uso del compost e la lavorazione del terreno (aratura, zappatura…)
Da un lato favorire la fotosintesi, intensificando le forze astrali, di luce e di calore che si trasformeranno in sapori, colori e profumi; dall’altro
l’attecchimento grazie ai microrganismi che nutrono la vite con diversi preparati specifici di origine minerale, vegetale o animale.
da un lato l’attecchimento grazie ai microrganismi che nutrono la vite con diversi preparati specifici di origine minerale, vegetale o animale.
L’arte di essere naturali, nella vinificazione
Il lavoro in cantina prosegue sulla scia di quello svolto in vigna: selezione e vinificazione per parcella, con interventi volutamente limitati per «lasciare che il vino si esprima al meglio e offra la sua espressione più bella…».
Le nostre cuvée più pregiate vengono vinificate in botti di rovere per estrarre la quintessenza del frutto, mentre i nostri vini da riserva vengono affinati nella nostra galleria delle botti.
All’inizio della primavera, durante le degustazioni di assemblaggio, Jean-Pierre, Jean-Sébastien, Morgane e Benoît definiscono e decidono insieme i contorni di una gamma che va dalla cuvée tradizionale «brut senza annata» alle cuvée specifiche: di prestigio (con due o tre vitigni), il
rosé, le annate e le cuvée rare: non dosate e senza solfiti.
Tutti i nostri Champagne classici contengono una percentuale di vini provenienti da un invecchiamento di 12 mesi in botti grandi. Questo conferisce loro maggiore finezza e aromi aggiuntivi.
Il tappo di sughero, dal tiraggio alla sboccatura
Dal 1992, tutte le annate vengono tappate con sughero, graffetta e bottiglia con anello quadrato, dall’imbottigliamento alla sboccatura (eliminazione dei lieviti morti): è una rarità nella regione dell’Champagne. Ogni bottiglia viene poi sboccata a mano e “annusata” per individuare il minimo sentore di tappo: è un lavoro lento e delicato.
La chiusura con tappo di sughero, grazie a una micro-ossigenazione, conferisce una grande complessità aromatica. Abbiamo scelto questo metodo proprio per restituire a tutte le nostre annate la purezza dell’anno in cui sono nate.
In collaborazione con la Station Œnotechnique de Champagne, le ricerche iniziate nel 1996 hanno portato alla produzione di un lievito autoctono ottenuto dai nostri stessi mosti.
In tutto il mondo, una gamma di cuvée rare e melodiche
Un brut senza annata «
Blanc de Noirs» di puro Pinot Nero, l’identità della casa nel corso del tempo. Cuvée di prestigio «Fleur de l’Europe» con almeno 6 anni di invecchiamento, disponibile anche nella versione brut nature. Un rosé di saignée. Un’intera gamma di annate classiche vecchie di 10 anni.
«Les Belles Années», la nostra collezione di annate d’epoca per deliziarti.
Oggi gli Champagne Fleury sono apprezzati in molti paesi.
Si trovano sulle tavole e nelle cantine più rinomate, sia in Francia che all’estero.