Ogni settimana aggiungiamo nuovi marchi di Champagne
All’interno del gruppo LVMH, Krug rappresenta il top di gamma della Champagne e produce esclusivamente cuvée di prestigio, a cominciare dalla Grande Cuvée, ora numerata, che incarna lo spirito della maison.
Quest’ultima nasce da un sapiente assemblaggio di diverse decine di vini provenienti da annate complementari, seguito da un ulteriore invecchiamento di almeno sette anni.
Un codice sulla bottiglia permette di scoprirne la composizione. Ma Krug è anche un team affiatato, con la frizzante presidente Margareth Henriquez al timone, affiancata da Olivier Krug, direttore generale, e Julie Cavil nel ruolo di capo cantina.
Questa enologa, che lavora già da oltre dieci anni nella casa, da gennaio 2020 ha sostituito Éric Lebel, con il compito di perpetuare lo stile Krug, firma distintiva della Champagne. La coerenza delle annate e la precisione dei vini prodotti, sempre con grande regolarità, senza tradire il DNA di questa casa, ci spingono ad assegnare una quarta stella quest’anno.
I vini: quest’anno scopriamo l’edizione del 170° anniversario, composta da 195 vini diversi e dodici annate dal 2014 al 1998.
Il vino si presenta fine e distinto, con una potenza ben controllata; al palato è pulito e i Pinot sono ben integrati. Non è però un vino teso e cesellato come lo era la 169ª Edizione.
Conquista per la sua freschezza e la sua consistenza rilassata. La 164ª edizione si rivela con classe: la base del 2008, unita alla patina dei vini di riserva e all’autolisi, le conferisce quella palette complessa e sottile, che unisce sfumature gessose e autunnali.
Il brut 2008 è un vino di razza che afferma la sua predominanza di pinot, ma la finezza dell’annata lo bilancia. Le note di frutta a nocciolo, frutta secca, biscotti e il suo fondo minerale gli conferiscono quella profondità.
Un vino ancora giovane che possiede la potenza e la moderazione necessarie per invecchiare bene. Aspettavamo l’uscita del Clos du Mesnil 2008 e non siamo rimasti delusi: il vino si presenta con una struttura equilibrata ed elegante, una spuma aggraziata.
Si distingue per una portata e una tensione incredibili. Senza dubbio una grande annata.
⭐⭐⭐⭐ JACQUES SELOSSE ↗️
Si è voltata una nuova pagina in questa leggendaria tenuta di Avize.
Durante la vendemmia del 2018, Anselme Selosse ha passato le redini del vigneto a suo figlio Guillaume. Il giovane e discreto viticoltore raccoglie il testimone dell’opera avviata da suo padre a metà degli anni ’70.
Grazie a una profonda riflessione sulla viticoltura, a uve raccolte a piena maturazione e a una vinificazione con legni di diverse provenienze (in un assemblaggio in stile solera, dove ogni annata più vecchia affina quelle più giovani nello spirito dei grandi sherry), i vini offrono un’interpretazione singolare, quasi artistica, degli Chardonnay della Côte des Blancs, provenienti principalmente da Avize, Cramant, Oger e Le Mesnil-sur-Oger, con alcuni deliziosi Pinot Noir di Aÿ, Ambonnay e Mareuil. La cuvée Initial (33.000 bottiglie all’anno) incarna lo stile incomparabile degli champagne della tenuta Selosse, che coniuga il carattere ossidativo con la profondità gessosa dei sapori. La concentrazione di estratti secchi e la vivacità delle note saline al palato non hanno eguali né nella regione né in nessun’altra parte del mondo.
Si è aperta una grande riflessione sui rossi, in particolare con un Pinot Nero di Ambonnay (Le Bout du Clos), un infuso dal profumo inebriante di acqua di rose.
I vini: trenta minuti di ossigenazione faranno un gran bene a questi champagne dai colori intensi e ricchi di estratti secchi. Initial (degorgato il 12 maggio 2021) allontana il carattere ossidativo e presenta un’ampiezza affascinante, con però quel tocco vegetale che ricorda l’annata 2015.
Il vino si presenta già molto aperto. L’elevata concentrazione aromatica del pinot nero ben maturo (ciliegia, pot-pourri, lardo affumicato...) si sprigiona da La Côte Faron, ad Aÿ.
Un blanc de noirs dall’attacco voluttuoso, stretto da un’irresistibile sensazione gessosa sul finale. Magistrale! È fatto per invecchiare. Il 2010 sembra un po’ più maturo dei suoi dodici anni: si evolve su note di funghi champignon e un finale un po’ spigoloso. Non ha la classe dei due capolavori precedenti, il 2008 e
2009.
Una straordinaria interpretazione delle Carelles (degorgato il 3 febbraio 2020). Questo Chardonnay di Mesnil-sur-Oger brilla per la sua salinità gessosa, mescolando sapori di una ricchezza magnifica (uva fresca, crosta di pane, Comté stagionato, note tostate...).
Un capolavoro estetico dalla materia profonda e dalla persistenza prodigiosa. Apprezziamo il lavoro unico nel suo genere e l’emozione straordinaria
⭐⭐⭐ BOLLINGER ↗️
Se c’è un marchio dalla personalità ben definita e dallo stile davvero inconfondibile, quello è proprio Bollinger.
Questa casa di Ay, ancora a conduzione familiare, coltiva un gusto per i vini a forte predominanza di Pinot Nero, vinosi e profondi. La storia di Bollinger è incredibilmente ricca: un tuffo nelle annate d’epoca della casa ti fa capire quanto l’eccellenza sia sempre stata al centro delle sue preoccupazioni.
Si può rimpiangere un’uscita a volte prematura delle cuvée R.D. (recentemente degorgate), che danno il meglio di sé solo dopo qualche anno in più in cantina, e forse alcune annate di Grande Année che non sono state del tutto all’altezza delle nostre aspettative. Ma Bollinger rimane un punto di riferimento per gli amanti dei grandi champagne, sia da degustazione che da tavola.
I vini: esprimiamo una certa delusione riguardo alla degustazione della gamma. Anche se i vini sono ancora giovani, le due cuvée La Grande Année, in bianco e rosé, non sono all’altezza delle nostre aspettative e restano ben lontane dal livello delle migliori annate.
La Grande Année bianco 2014 è aperto, con quella patina aromatica tipica della casa, ma la profondità in bocca ci sembra un po’ scarsa.
La Grande Année 2014 rosé è più complesso e delicato, sempre sostenuto da quel binomio tra note fruttate e floreali che conquista fin dal primo sorso. Il palato è meglio equilibrato e l’insieme ci trasporta un po’ più in là.
Lo “Spécial Cuvée” è uno champagne che mette tutti d’accordo: i vini di riserva si fanno sentire, ma il dosaggio prevale un po’ troppo e gli conferisce un cuore in bocca più rotondo. Nella versione brut senza annata, il rosé è più maturo, il suo dosaggio contrasta con i tannini apportati dai vini rossi. RD 2007 è un vino di grande spessore, tutto sottigliezza e finezza.
⭐⭐⭐ LOUIS ROEDERER ↘️
Ecco uno dei più bei fiori all’occhiello della Champagne. Questa casa a conduzione familiare si avvale di un vigneto composto da 420 appezzamenti, in maggioranza a Pinot Nero, di cui il 70% classificato come Grand Cru. La viticoltura è qui una vera priorità, soprattutto grazie al passaggio alla biodinamica. La lavorazione del terreno è ormai diffusa.
Solo un vigneto così eccezionale può spiegare quel livello unico di armonia e concentrazione su volumi così grandi.
Non è un caso che il capo cantina, Jean-Baptiste Lécaillon, sia enologo ma anche agronomo, proprio come Jean-Claude Rouzaud, che ha costruito l’attuale impero dei grandi vigneti internazionali Roederer. Con grande lungimiranza, ha affidato presto le redini del gruppo a suo figlio, Frédéric Rouzaud, l’attuale presidente.
Qui le fermentazioni malolattiche sono solo parziali e casuali (tra il 25% e il 50%). I mosti vengono lavorati sur lies in vasca e in botti di rovere, per conferire loro corposità.
I vini: quest’anno la cuvée 242 ci viene proposta in magnum e ci conferma tutto il bene che pensiamo di questo nuovo profilo di brut senza annata.
Bisogna davvero apprezzare gli sforzi fatti dalla casa per fare un salto di qualità con questo tipo di vini. Vintage è un’interpretazione disinvolta dell’annata 2014: il legno crea una bella patina e aggiunge complessità al vino, mentre una malolattica parziale arrotonda l’attacco, conservando comunque il bel finale tipico dell’annata.
Il blanc de blancs è più sobrio, la leggera nota tostata data dalla riduzione lo rende ancora più armonioso.
Le rosé 2014 ha un bel bouquet di frutti rossi, con un tocco di agrumi e sottobosco. Al palato si sprigiona con una consistenza equilibrata.
Il Cristal 2014 è un vino molto pulito, fedele all’annata. Il vino sprigiona un’energia incredibile, che va lasciata maturare ancora un po’.
Restiamo invece scettici riguardo alla cuvée Vinothèque 1997.
Certo, l’annata rivela note dolci e solari, ma al vino mancano energia e freschezza. Pensiamo che questa nobile casa dovrebbe proporre vini invecchiati in condizioni decisamente migliori, visti i prezzi di vendita.
Le annate 2000 e 1997 non possono rappresentare l’attuale livello di Louis Roederer.
⭐⭐⭐ EGLY-OURIET ↘️
Una frase riassume la visione di Francis Égly:
«I vigneti sono come i cavalli: se vuoi dominarli bene, devi farli nascere». Da vero cavaliere e allevatore, questo produttore possiede un vigneto che sfiora i 40 anni, creato dalla sua famiglia attorno a selezioni massali straordinarie, all’origine del sapore unico delle sue uve e quindi dei suoi champagne. Da tre generazioni, la famiglia ha costruito un patrimonio di vigneti Grand Cru a Bouzy.
Verzenay e soprattutto Ambonnay, nel cuore del terroir. Tra i Premier Cru, possiede un vigneto di pinot meunier sul terroir di Vrigny, nella valle della Marna. In controtendenza rispetto a una Champagne che vende le sue bottiglie sempre più giovani.
Francis Égly, seguendo le orme di suo padre Michel, sta costruendo con pazienza un tesoro che gli permette di commercializzare i suoi brut dopo quattro anni di invecchiamento e i suoi millesimati dopo oltre sei anni.
Gli champagne sono sempre gestiti in modo eccellente, impreziositi da un affinamento in botti seguito da lunghi invecchiamenti sur lattes che ne hanno fatto la fama.
I vini: una novità azzeccata per iniziare la degustazione! La controetichetta precisa la composizione degli champagne, in particolare l’annata di base.
Costruito attorno a una base dominante del 2017, Les Prémices (massiccio di Saint-Thierry) si presenta già molto dorato e mostra un’evoluzione aromatica marcata su un palato morbido. Va bevuto subito. Si sale di intensità con la nuova cuvée Les Vignes de Bisseuil (base 2016), finemente controllata, che riesce a domare la ricca ampiezza del cru fino a un finale gustoso.
Tornando alla Montagne de Reims, il Grand Cru (base 2016) spinge ancora oltre una trama mirabilmente cesellata: è dotato di sapori decisi e di bollicine di estrema delicatezza.
Le rosé (annata base 2016) si distingue per il suo slancio strutturato e profondo, lasciando in bocca un gusto senza alcun eccesso di ricchezza. Il VP (annata base 2013) si basa su un’ammirevole nota tostata e sulla sensazione decisa e austera dell’annata. Un grande classico della Champagne.
Delicatamente affumicato e con note di pancetta grazie a un affinamento in fût davvero unico, il blanc de noirs W (annata base 2014) si presenta con potenza e una razza incomparabile, e promette molto per l’invecchiamento. Concludiamo con l’Am-bonnay rosso 2020, di una golosità e di una profondità incomparabili.
⭐⭐⭐ PHILLIPONNAT ↗️
Entrata a far parte del gruppo Lanson-BCC nel 1997, questa casa di medie dimensioni è autonoma sia nell’approvvigionamento che nella produzione.
Sta tornando alla ribalta nel segmento degli champagne di alta gamma grazie alla ritrovata personalità del suo Clos des Goisses.
L’ascesa del marchio è anche il risultato delle scelte fatte su tutta la gamma dal suo presidente Charles Philipponnat, in carica dal 2000. Ha introdotto il freddo nella vinificazione, ha riorientato gli assemblaggi verso una maggiore presenza di Pinot Nero, ha aumentato la capacità di vinificazione in legno sur lies senza bâtonnage e senza fermentazione malolattica. Il suo obiettivo? Integrare lo spirito delle annate nei vini non millesimati.
La terza stella premia una gamma che non smette mai di guadagnare in precisione.
I vini: la casa mantiene il suo prestigio presentando una gamma coerente, dal Brut Royale al Clos des Goisses. Il secco del 2009 è un vero successo, poche tenute riescono a raggiungere questo livello di finezza con un dosaggio di 30 grammi. Il Brut Royale Réserve è di buon livello, ma la base del 2017 non è all’altezza di quella del 2016 presentata l’anno scorso.
La versione non dosata ci conquista di più per la sua apertura e l’armonia gustativa. Il Grand Blanc 2012 è ben definito, dotato di quella potenza a cui la casa rimane fedele. La cuvée 1522 è molto slanciata, quasi priva di corposità, in linea con l’annata 2014.
Clos des Goisses è uno champagne splendido, che unisce la piena maturità dell’uva alla pienezza al palato. Un vino davvero eccezionale.
⭐⭐FREREJEAN FRÈRES ↗️
I fratelli Guillaume, Rodolphe e Richard Frerejean-Taittinger hanno fondato nel 2005 la loro casa ad Avize, in collaborazione con Didier Pierson, erede di un’antica famiglia di viticoltori della Côte des Blancs. Il loro obiettivo: produrre cuvée di alta gamma, provenienti esclusivamente da vigneti di 1er cru o Grand Cru e invecchiate dai 5 ai 12 anni.
Premier Cru Brut
Questo vino d’autore è un assemblaggio di Chardonnay e Pinot Nero invecchiato per almeno cinque anni, che dà vita a uno Champagne elegante che incarna tutta la ricchezza del terroir di Frerejean Frères.
Il dosaggio e il dégorgement tardivo lo rendono allo stesso tempo equilibrato e generoso.
Cuvée Rosée
Con un colore salmone e dorato, luminoso e scintillante, questo Rosé multi-annata è una vera e propria avventura gastronomica. Questo Champagne unisce note di frutti rossi appena raccolti ad aromi di brioche appena sfornata.
È una cuvée pronta da gustare subito o da lasciare invecchiare nella tua cantina per qualche anno, così da goderti tutta la complessità dei suoi aromi.
Blanc de Blancs
Il nostro Blanc de Blancsè prodotto esclusivamente con uve Chardonnay Premier Cru e Grand Cru coltivate nella Côte des Blancs.
Un assemblaggio di annate e vini di riserva contribuisce a creare aromi generosi e complessi, e lo lasciamo invecchiare più a lungo per ottenere uno Champagne magnificamente limpido ed elegante.
Cuvée des Hussards
Prende il nome dalla cavalleria leggera di Napoleone Bonaparte, i cui soldati furono i primi a padroneggiare l’arte della sciabola: la Cuvée des Hussards è potente ed espressiva.
Il 2012 è considerato l’annata di riferimento dell’ultimo decennio.
Hussards 2008 Immergée
Nel 2018, la Maison Frerejean Frères ha tentato un’esperienza senza precedenti:l’immersione nell’Oceano Atlantico della Cuvée des Hussards 2008 Premier Cru.
A 60 metri di profondità, al largo dell’isola di Ouessant, queste bottiglie di Blanc de Blancs sono state conservate per 12 mesi. L’oscurità è quasi totale, la temperatura costante, l’umidità massima e la pressione di 6 bar ottimale.
Hanno effettuato questo invecchiamento per la prima volta e il risultato è stato meraviglioso.
⭐⭐ AGRAPART ↘️
La famiglia Agrapart, presente nella regione dalla fine del XIX® secolo, possiede un magnifico patrimonio di Chardonnay Grand Cru ad Avize, Cramant, Oger e Oiry, valorizzato da metodi di coltivazione e vinificazione artigianali. Pascal Agrapart e suo figlio Ambroise rivendicano con orgoglio la loro appartenenza alla categoria dei Récoltants-Manipulants.
La gamma mette in risalto cuvée provenienti da singoli appezzamenti (con fermentazione malolattica completata). Gli champagne vinificati in botti vecchie sono tra i punti di riferimento della regione, grazie alla loro marcata espressione della mineralità della Champagne. I finali si rivelano puliti (con dosaggio minimo o assente), i sapori sapidi e persistenti, con note di ossidazione delicate e saline. Grazie all’invecchiamento in cantina, la finezza delle bollicine è notevole. Non esitare ad aprire questi champagne mezz’ora prima della degustazione, così potranno rivelarti tutto quello che hanno da raccontarti.
I vini: che peccato! La tenuta non ci ha fatto arrivare le sue cuvée di fascia bassa.
Complantée si rivela giovane: dietro un profilo aromatico ricco e piuttosto primario, si dispiega con finezza. Si ritrova una forza gessosa monumentale nella serie dei lieux-dits del 2016, in particolare con Minéral, un magnifico blanc de blancs tutto in sordina, dal finale che unisce potenza e raffinatezza. Intermezzo con Minéral 2012, che mostra l’invecchiamento sereno, pieno di concentrazione e sostanza di questa cuvée.
Avizoise spinge ancora più in là i limiti di ampiezza e densità in termini di estratti secchi, lasciando una percezione quasi tannica sul finale. Che carattere! I Venus si afferma invece con un’eleganza e un’energia magistrali; una sensazione di estrema salinità e la morbidezza delle bollicine accompagnano questo Chardonnay di grande profondità. Splendido!
Exp.16 (lieviti naturali, senza chiarificazione né filtrazione, seconda fermentazione con il mosto) esalta i sapori aciduli, amari e umami. Un equilibrio fuori dal comune per chi ama le sensazioni forti!
⭐⭐ FRANÇOISE BEDEL ↗️
La saggezza e la serenità che traspaiono dagli champagne di Françoise Bedel e di suo figlio Vincent Desaubeau non ti lasceranno mai indifferente.
Il duo familiare si dedica alla viticoltura biodinamica, coltivando principalmente il Meunier, sui terroir variegati della porta occidentale della Marna (limosi, argillosi, calcarei, ricchi di pietre molari). La vendemmia delle uve perfettamente mature e un lungo periodo di affinamento in cantina danno vita a vini autunnali estremamente gustosi, al tempo stesso equilibrati ed energici, di una sincerità rara. La loro effervescenza coccola il corpo, le loro sottili note ossidative nutrono lo spirito. Certificato biologico dal 1998 e biodinamico dal 2001.
I vini: costruito prevalentemente sulla vendemmia del 2017, il Meunier di Origin’elle si esprime con una golosità arricchita da una sottile patina autunnale, senza una grande corposità quell’anno. Su un registro più profondo e dinamico, Dis, Vin Secret (base 2017) chiude con un finale un po’ secco, segno distintivo di quell’annata. Assemblaggio di Meunier (50%), Pinot Nero e Chardonnay, «Entre Ciel et Terre» (base 2017) si lancia con una vinosità strutturata, al tempo stesso soave ed energica.
Tutti e tre sono oggi in ottima forma. Come Autrefois 2005, nonostante una bella patina, è comunque caratterizzato dalla nota vegetale dell’annata.
⭐⭐ AR LENOBLE ↗️
I fratelli Antoine e Anne Malassagne hanno portato con mano leggera questa piccola azienda a livelli qualitativi elevati. I vini tendono infatti più verso uno stile “vigneron” che “maison”.
L’affinamento in legno per alcune cuvée e dosaggi ridotti permettono di produrre vini vivaci e profondi, che rispecchiano le loro origini. La gamma è completa e molto coerente. La sigla MAG seguita da un numero, che ora compare su alcune bottiglie, indica l’anno di base della cuvée, a cui vengono aggiunti vini di riserva conservati in magnum con tappo di sughero. Un dettaglio che non è tale, e che conferisce ai vini un tocco di complessità in più. Queste bottiglie si esaltano particolarmente bene a tavola.
I vini: la degustazione conferma il livello di questa cantina e l’omogeneità dei vini. Il rosé, sempre più raffinato, acquista una dimensione in più con un anno di invecchiamento.
Il blanc de blancs 2012 mantiene la sua energia pur sfoggiando la patina del tempo.
Il Gentilhomme 2013 è un’ottima bottiglia per questa annata fredda; l’anno in più ha ammorbidito gli aromi e i sapori. Les Aventures, proveniente da questo appezzamento di Chouilly e composto dalle annate 2008 e 2009, presenta una struttura simile a quella di una buona mazanilla pasada: un’incredibile complessità con note di burro rancido, spezie e frutta secca tostata.
La cuvée Brut Nature
MAG 17 rimane un vino serio nella sua concezione, ma l’armonia gustativa è meno riuscita e compaiono alcune note amare sul finale.
⭐LECLERC BRIANT ↗️
Acquisita nel 2012 da una coppia di appassionati americani, questa piccola azienda, che era caduta nell’oblio, si sta facendo strada e rinasce dalle sue ceneri grazie a vini dalla personalità davvero straordinaria. Le coltivazioni sono condotte secondo i principi biodinamici e gli acquisti avvengono presso viticoltori biologici o biodinamici. Affinamento parziale in legno, dosi di zolfo e dosaggi bassi: le cuvée prodotte qui sono al passo con i tempi.
I vini: siamo felici di degustare la cuvée Abyss del 2016, che ha molto più carattere e profondità rispetto al 2011. Questa annata ha una vivacità e una purezza che brillano per la loro sincerità.
Al palato rimane raffinato e contenuto, ma non abbiamo alcuna preoccupazione: il potenziale c’è.
Le annate del 2015 ci sorprendono piacevolmente: la cantina ha gestito bene questa annata complicata. I brut senza annata sono impeccabili: il bianco mostra il suo lato rilassato e avvolgente, in netto contrasto con i neri; ma la nostra preferenza va all’Extra Brut rosé, per la ricchezza del frutto e la sua armonia.
Il Rosé de Saignée rimane un esercizio di stile che può piacere, ma lo troviamo nel complesso un po’ rustico negli aromi e nei sapori, e indurito dalla percezione tannica.
⭐⭐ DE SOUSA ↗️
Da casa De Sousa, lo champagne è una storia di famiglia.
Da qualche anno Erick de Sousa è affiancato dai suoi figli: Charlotte si occupa della parte commerciale, Julie è responsabile dei vigneti e dell’allevamento dei cavalli, mentre Valentin lavora in cantina. La tenuta comprende 14 ettari di vigneti, principalmente Chardonnay, situati nella Côte des Blancs ad Avize, oltre a Pinot Nero ad Ay e Ambonnay. Certificata biologica nel 2010 e biodinamica nel 2013, la tenuta può contare su una grande maggioranza di terroir Grand Cru e su un potenziale di vecchi vigneti che superano la metà della superficie.
La costante evoluzione permette oggi una gestione molto migliore dei vini affussati, mettendo in risalto magnifiche strutture piene di energia e concentrazione. Assegniamo alla tenuta la seconda stella. I vini: il 3A (2017) offre una magnifica interpretazione dello chardonnay di Avize, assemblato con il pinot nero di Ay e Ambonnay.
Il vino presenta un’eccellente maturità, con bollicine cremose e un finale vellutato e dinamico.
Mycorhize 2015 unisce una superba morbidezza a una tenerezza irresistibilmente golosa, mentre la potente salinità prolunga ulteriormente i sapori.
La Cuvée des Caudalies 2012 (appezzamento Les Pierres Vaudons ad Avize) è sempre così splendida nella sua concentrazione: la sua patina complessa le conferisce serenità e un finale maestoso. Il sapore umami al suo apice. Ritroviamo questa sensazione nella cuvée Umami 2012 (60% chardonnay, 40% pinot nero), la cui ricchezza di estratti secchi dell’annata intensifica il suo rilievo salino fino a un finale un po’ generoso.
Non esitare ad aprire questi champagne con un’ora di anticipo, hanno bisogno di una leggera ossigenazione.
Concludiamo con il primo Coteaux Champenois rosso della tenuta, un 2018 d’Ambonnay, dalla splendida naturalezza espressiva e da una finezza straordinaria.
Una sensazione di infuso e l’impressione di addentare un acino d’uva fresco.
⭐⭐ ÉRIC RODEZ ↗️
Discendente da una lunga stirpe di viticoltori, Éric Rodez, sindaco del villaggio di Ambonnay, e suo figlio Mickael coltivano poco più di 8 ettari in questo villaggio classificato come Grand Cru. Famoso per la generosità e la rotondità dei suoi Pinot Nero, Ambonnay produce anche Chardonnay profondi, dai quali i Rodez sanno estrarre in modo straordinario la finezza e una brillantezza particolare.
La famiglia gestisce in modo eccellente la vinificazione in botte e ha un vero talento nel comporre i vini di diverse annate, sia che abbiano completato la malolattica o meno. E che dire dei dosaggi? Sottolineano con brio champagne puri, slanciati e perfettamente definiti. Dopo i luminosi 2014, i solari 2015 non offrono lo stesso slancio.
I vini: la Cuvée des Crayères è un’ottima introduzione, ben maturata e dinamica, perfetta per un aperitivo vinoso. Più profondo, il blanc de noirs (2014-2015-2016) si rivela magnificamente definito, dinamico e allo stesso tempo pieno di finezza.
Che splendore! La degustazione inizia sotto i migliori auspici. I lieu-dits del 2015 si esprimono con più corposità e ricchezza del solito, come le Genettes, uno chardonnay dalla polpa vellutata e avvolgente. Il pinot nero Les Beurys si presenta già ben aperto, con una rotondità accattivante.
Due champagne curati nei minimi dettagli che delineano bene i contorni ampi della loro annata. L’Empreinte Noire 2010 evolve più rapidamente del previsto, con note di kirsch e curry e una struttura un po’ sfaldata. È ora di berlo. Il Coteaux Champenois 2017 Les Bouités rimane generosamente caratterizzato dal legno, ricco e un po’ secco sul finale. Ne parleremo in una prossima degustazione.
⭐⭐ TAITTINGER ↗️
Vitalie Taittinger ha assunto la presidenza della casa nel gennaio 2020, succedendo così al suo dinamico padre, Pierre-Emmanuel, a cui si deve il ritorno di questo splendido marchio in seno alla famiglia. Affiancata da un team solido, la giovane donna porta avanti lo sviluppo di questo marchio dallo stile orientato all’eleganza, con vini fortemente caratterizzati dallo chardonnay, firma distintiva della casa. La cuvée Comtes de Champagne, che fa da fiore all’occhiello della gamma, è una delle grandi cuvée più costanti; esprime perfettamente il gusto Taittinger e, per di più, invecchia meravigliosamente bene.
Gli altri vini hanno guadagnato in intensità negli ultimi anni.
I vini: il brut senza annata risulta più compatto rispetto all’anno scorso, più opaco. Anche il Prélude mette in risalto questa nota tostata, ma il fondo del vino è di qualità superiore e il palato si distende nell’ampiezza del centro bocca.
L’annata 2016 si presenta con più corposità all’attacco, ma persiste una nota vegetale, caratteristica tipica dell’annata in Champagne.
Il Comtes de Champagne 2011 non è la migliore annata prodotta in questa cuvée, ma si presenta con uno stile cesellato e incisivo, teso e dissetante. Il rosé è succoso, vinoso, caratterizzato da quell’intensità di frutti rossi così golosa.
⭐⭐ GOSSET ↗️
La più antica casa vinicola della Champagne, fondata nel 1584, è di proprietà del gruppo Renaud-Cointreau dal 1994. Ora sotto la guida di Odilon de Varine e Gabrielle Bouby-Malagu in cantina, si distingue per la produzione costante di vini intensi, potenti e caratterizzati da una bella tensione che li equilibra e permette loro un invecchiamento armonioso.
I vini: la casa Gosset rimane fedele a un profilo di vino corposo, che ha ampiezza e persistenza in bocca. Il blanc de blancs conferma questo stile, ma il dosaggio rimane un po’ forte.
La Grande Réserve è una cuvée vinosa e ampia che lascia trasparire i vini di riserva.
L’anno scorso avevamo sottolineato che il Celebris 2007 mostrava alcuni segni di evoluzione e la degustazione lo conferma anche quest’anno, con un finale un po’ pesante e privo di energia. Da bere senza indugiare.
Invece, il Celebris rosé 2008 è una bottiglia superba con una base di chardonnay; il vino rimane fedele alla struttura del 2008, con un bel equilibrio tra potenza e freschezza.
Il Grand Rosé, in uno stile più semplice, è un eccellente rosé brut senza annata.
⭐⭐ DOM PÉRIGNON ↗️
Sono ormai più di tre anni che Richard Geoffroy ha lasciato le redini della casa a Vincent Chaperon, che ha il compito di portare avanti la leggenda.
Uno stile unico, una costanza impressionante e volumi che permettono una diffusione mondiale molto ampia: «Dom Pé» è più di un semplice marchio di champagne: un emblema del lusso alla francese e un formidabile motore trainante per l’intera regione.
Che tu sia o meno un fan del suo gusto inconfondibile, con le sue delicate note burrose e tostate, Dom Pérignon rimane un punto di riferimento imprescindibile.
I vini: abbiamo ricevuto le stesse annate dell’anno scorso, il che ci permette di riscoprirli con grande piacere. Plénitude 2003 non smette mai di sorprenderci con la sua evoluzione positiva.
Questa cuvée è rappresentativa di un’annata che ha segnato il cambiamento in casa Dom Pérignon verso una riduzione meno marcata e una maggiore apertura dei vini.
Anche se rimane ben equilibrata, l’annata 2012 si è un po’ chiusa rispetto all’anno scorso. Questo vino dal grande potenziale rimane un po’ austero e richiede pazienza.
Le rosé 2008 rimane un vero e proprio fiore all’occhiello della casa.
È un vino brillante, dotato di grande finezza e di una bella complessità.
⭐⭐ SALONE ↘️
Di proprietà del gruppo Laurent-Perrier dal 1988, questa piccola e mitica casa, simbolo per eccellenza del blanc de blancs, opera in modo del tutto autonomo all’interno del gruppo.
Il suo champagne proviene da un unico vitigno, lo chardonnay, da un unico cru, il Mesnil-sur-Oger, e da un’unica annata.
Come Delamotte, Salon è guidato da Didier Depond e la vinificazione è curata dal capo cantiniere di Laurent Perrier, Michel Faucon-net. Gli Chardonnay di Salon non subiscono la fermentazione malolattica per preservare un’acidità più elevata e favorire l’invecchiamento.
Salon si apprezza appieno solo dopo qualche anno in più di invecchiamento in cantina.
I vini: entriamo in una nuova dimensione con la splendida annata 2012.
Con tutto il rispetto che abbiamo per il 2007, il 2012 di Mesnil ci porta ben oltre, sia nella purezza che nella profondità del vino.
Ti consigliamo comunque di non precipitarti su questa bottiglia divina.
Il vino oggi risulta ancora chiuso, ridotto, con note tostate; ha bisogno di tempo per aprirsi di più e liberarsi.
⭐⭐ DEUTZ ↗️
Nel corso degli anni e sotto la guida di Fabrice Rosset, il suo presidente, questa venerabile casa, parte della famiglia Rouzaud (champagne Louis Roederer), si fa strada e si distingue per la costanza della sua gamma sempre impeccabile.
Deutz rimane fedele al proprio terroir per produrre champagne dominati da pinot armoniosi, pieni e aggraziati (con fermentazione malolattica completata), senza artifici. La gamma omogenea si adatta ai tempi con meno vini di riserva nell’assemblaggio del brut.
Maestra delle uve nere, Deutz si distingue anche per un bianco di bianchi dal carattere vinoso con il brillante Amour de Deutz. Lo stile del brut Classic (l’86% dei volumi prodotti da Deutz), uno dei migliori della Champagne, è stato ringiovanito pur rimanendo unico, con un carattere ben marcato di pinot. I rosé sono in forma smagliante.
I vini: la gamma che abbiamo assaggiato ci delude e la seconda stella vacilla. L
casa ci ha inviato le annate 2011 e 2015, i cui sapori risentono del carattere vegetale e rustico di quelle annate.
Ci chiediamo se abbia senso proporre questo tipo di annate. L’Amour de Deutz 2011 è ben lungi dall’essere la migliore espressione di questa cuvée.
Il bianco del 2015 è caratterizzato dalla pirazina. Nello stesso annata, il Rosé se la cava meglio. Abbiamo apprezzato il brut William Deutz 2013, una bella espressione della tensione di questa annata tardiva, al contrario del Meurtet di parcella, che porta troppo i segni del 2015.
Caratterizzato dalla predominanza dello chardonnay, il rosé Amour de Deutz 2013 si presenta come un vino delicato e disinvolto.
Il Brut Classic rimane un valore sicuro di questa casa.
⭐ PÉHU SIMONET ↗️
Il vigneto di Champagne Pehu Simonet si estende su 5 ettari, per lo più a Verzenay: «I miei vigneti si trovano nel cuore del terroir. Sono il risultato di scambi e transazioni oculate delle generazioni che mi hanno preceduto. Hanno fatto un ottimo lavoro! » Anche se David Péhu si dedica un po’ al commercio, quasi tutto il suo approvvigionamento proviene dal proprio vigneto, il che gli garantisce di lavorare con uve la cui maturità è in linea con lo stile di vino che cerca. David tiene infatti molto a lavorare con precisione sulla freschezza, partendo già dalla fase della viticoltura, grazie all’uso di un sistema di palizzatura più in alto per non dover potare le viti. Oltre a favorire lo sviluppo delle radici grazie all’espansione in altezza della vite, questo sistema garantisce una maggiore acidità.
Questa conservazione della freschezza naturale dell’uva, punto di forza del versante nord, a cui ha dedicato il nome di una delle sue cuvée, gli permette di non dover bloccare le fermentazioni malolattiche. «Ho abbastanza acidità da poter lasciare che avvengano naturalmente, se devono avvenire, così mi evito di aggiungere solfiti extra. » In fase di conversione al biologico da quasi tre anni, Pehu Simonet non ha fatto marcia indietro nonostante l’attacco di peronospora senza precedenti dell’estate 2021. «Ho vissuto l’epoca in cui si chiedeva ai viticoltori di inondare la Champagne di uva. Appena ho preso le redini dell’azienda, ho fatto il contrario, sperimentando la vendemmia verde.
Face Nord
Questa cuvée Champagne Péhu Simonet, Face Nord, è un’espressione molto fedele della forte personalità dei Grand Cru del versante nord della Montagna di Reims. Questa vinificazione senza fermentazione malolattica permette di conservare tutto il fruttato di questi terroir, avvolto da eleganza e freschezza.
Fins Lieux n°1
Lo Champagne Péhu Simonet Fins Lieux n°1 Millésimé Champagne Grand Cru «Verzenay» del Domaine Péhu Simonet è un vino spumante della regione dello Champagne Grand Cru «Verzenay». Al palato, questo spumante è un vino potente con una bella vivacità e bollicine fini.
⭐ RUTAT ↗️
I vigneti traggono la loro energia dai terreni calcarei della Côte des Blancs per conferire tipicità e carattere alle nostre cuvée. Il ritorno alla lavorazione del terreno per garantirne la cura ha spinto i nostri vigneti ad affondare le radici più in profondità. Convinti che la terra di Vertus sia la fonte della gamma aromatica dei nostri Champagne, limitiamo i nostri interventi per mantenere gli equilibri naturali e preservare la vita dei nostri terreni.
Nel 2016, la scelta di convertire il nostro vigneto alla viticoltura biologica è stata una scelta ovvia. Il rispetto delle tradizioni, del terroir e dell’ambiente circostante sono alla base del nostro approccio
Blanc de Blancs
Elaborato esclusivamente con uve Chardonnay, il Brut Blanc de Blancs nasce dall’assemblaggio dei nostri appezzamenti piantati più di recente, come La Puce, Les Mazaux, Clou o ancora Les Lyonnais. La giovinezza di questi appezzamenti dona dinamismo e freschezza al Brut Blanc de Blancs.
La sua spuma vivace e cremosa persiste a lungo e rivela aromi floreali e di frutta a polpa bianca.
Passerà almeno 24 mesi nelle nostre cantine prima di poterlo gustare durante un aperitivo in famiglia o con gli amici.
Rosé Brut
Il Brut Rosé nasce dall’assemblaggio del Coteaux Champenois Rouge e del vino base di Champagne 100% Chardonnay. Il Pinot Nero non è la varietà predominante a Vertus, ma qui si trova molto bene e produce uve mature dal gusto fruttato potente e goloso. Questo ci permette di elaborare il Vertus Rouge, assemblato per il 20% con vini di riserva di Chardonnay.
I nostri appezzamenti di Pinot Nero sono molto poco produttivi e ci prendiamo la massima cura delle loro uve per renderle molto colorate, ricche di zucchero e di sapore.
Rosé da Saignée
Un’annata, un carattere, un’esperienza.
100% Pinot Nero di Vertus, con un rigoroso controllo della macerazione per estrarre il fruttato e il colore dall’uva.
Annata 2010
Gli appezzamenti situati nel cuore del terroir di Vertus sono i protagonisti della nostra annata.
Abbiamo bisogno di appezzamenti ben radicati e ricchi di saggezza affinché il carattere del terreno, dello Chardonnay e del clima si esprima liberamente e renda unica ogni annata. La maturità delle uve deve essere perfetta per la produzione di questa cuvée.
Le Grillettes
Siamo solo affittuari della nostra terra.
100% Chardonnay, questa cuvée nasce dalla selezione delle uve del nostro appezzamento Les Grillettes.