Veuve Clicquot Rosé
Veste luminosa, di un rosa schietto dai riflessi ramati, attraversata da un cordone di bollicine fini. Al naso si avvertono subito i frutti rossi e neri — ciliegia, fragola, lampone, mirtillo — poi si arricchisce di spezie: pepe bianco, zafferano, un tocco di liquirizia. Seguono la pasticceria, il…
LE CUVÉE DELLA CASA VEUVE CLICQUOTIl parere degli esperti
La struttura di questo champagne
LA DEGUSTAZIONE
Veste luminosa, di un rosa schietto dai riflessi ramati, attraversata da un cordone di bollicine fini. Al naso si avvertono subito i frutti rossi e neri — ciliegia, fragola, lampone, mirtillo — poi si arricchisce di spezie: pepe bianco, zafferano, un tocco di liquirizia. Seguono la pasticceria, il biscotto appena sfornato, il croissant, e con l’ossigenazione il pane tostato, la scorza d’arancia e il pane speziato. La bocca è strutturata dal pinot noir, rotonda senza mai risultare dolce; l’equilibrio si gioca esattamente tra la freschezza e la struttura apportate dal 12% di vino rosso. Il finale è lungo, sul frutto rosso e il biscotto. Da servire tra 8 e 10 °C.
La composizione

Terroirs
Il Rosé non è uno champagne di luogo ma uno champagne d’assemblaggio, ed è proprio questo il suo scopo: cinquanta-sessanta cru riuniti ogni anno per ritrovare lo stesso gusto. La base conta il 50% di pinot noir, il 30% di chardonnay e il 20% di meunier, a cui si aggiunge fino al 45% di vini di riserva attinti dalle annate precedenti — è la spina dorsale dello stile Clicquot, quella che permette a una cuvée senza millesimo di essere identica da una bottiglia all’altra. Arriva infine il gesto del 1818: il 12% di un vino rosso di pinot noir, scelto per il suo colore e la sua struttura, aggiunto all’assemblaggio piuttosto che ottenere la tonalità per macerazione. Il vino riposa almeno tre anni in cantina prima di essere sboccato, poi dosato a 9 g/L. 12,5% vol.
Informazioni su questa casa
Fondata a Reims nel 1772, la maison deve il suo nome e il suo carattere a Barbe-Nicole Ponsardin, vedova a ventisette anni e a capo dell’azienda in piena tempesta napoleonica. Le si deve il tavolo di remuage, che ha reso lo champagne limpido, e un senso degli affari che ha portato le sue bottiglie da Reims fino a San Pietroburgo. Due secoli dopo, il giallo della sua etichetta resta uno dei segni distintivi più immediati della Champagne.
Il Rosé è la sua altra invenzione, e la meno conosciuta. Nel 1818, decide di aggiungere del vino rosso delle sue stesse colline al proprio champagne, invece di colorarlo come si faceva allora: è il primo rosé d’assemblage della storia, e il metodo che tutta la Champagne utilizza oggi. Questa cuvée è dunque la filiazione più diretta della maison — quella che applica ancora, tale e quale, il gesto che ha inventato.
L'accordo perfetto
Aperitivo
Il 12% di vino rosso conferisce al Rosé abbastanza struttura da reggere il confronto con il gambero e la sua salsa; il biscotto al naso crea un collegamento con l’impasto.
Antipasto
La casa stessa consiglia gli antipasti: il pomodoro secco e il basilico rispondono al frutto rosso del vino, e i 9 g/L tengono testa all’acidità.
Piatto principale
Ciliegia, zafferano, pepe bianco: sono le spezie del piatto. Il pinot noir, maggioritario, ha la struttura necessaria per una carne rossa.
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